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MARANO. Gli scavi sul monte Castelon danno i primi frutti
e mostrano le forme del manufatto
Il tempio di Minerva ora svela i suoi segreti
Agnese Ceschi
Dalle prime indagini è emersa la pianta pressoché quadrata dell’edificio
pagano che risale al primo secolo dopo Cristo
Sabato 04 Settembre 2010PROVINCIA,pagina 27e-mailprint
Sono iniziati sul monte Castelon gli scavi alla ricerca del tempio di
Minerva e subito ci sono le prime scoperte sulla forma e le dimensioni del
tempio.
Il monte Castelon potrebbe infatti diventare un parco archeologico: il
tempio di Minerva è solo il primo passo alla ricerca di interessanti
testimonianze archeologiche sul monte che divide la valle di Marano da
quella di Fumane. Sull’antico tempio pagano risalente al primo secolo dopo
Cristo si sta concentrando il progetto di scavo che ha avuto inizio il 2
agosto scorso per volontà del sindaco Simone Venturini e condotto dal nucleo
operativo della Soprintendenza ai Beni Archeologici del Veneto diretto da
Brunella Bruno.
Gli scavi si sono potuti avviare grazie a un importante finanziamento della
Regione, in aggiunta ai 40mila euro destinanti dall'amministrazione
comunale, ottenuto in virtù delle incoraggianti scoperte del primo saggio di
scavo del 2007.
Già nella prima giornata di lavoro tre anni fa, erano emersi i resti della
pavimentazione e dei muri del tempio e durante la stessa campagna erano
state rilevate anche testimonianze della presenza di un Castello fortezza di
epoca scaligera. Questo aveva confermato le molte testimonianze di studiosi
dell'antichità, che avevano posto la loro attenzione in passato su
quest'area particolarmente promettente dal punto di vista archeologico. La
zona infatti conserva tracce della presenza dell'uomo fin dall'epoca
preistorica e a testimoniarlo ci sono i numerosi rinvenimenti di materiale
archeologico.
Fin dagli inizi dell'Ottocento il conte Giovanni Girolamo Orti Manara,
figura di spicco e studioso di antichità locali, avanzò l'ipotesi di
un'eventuale relazione tra il toponimo Minerbe, antico nome della località,
e la presenza di un luogo sacro dedicato alla dea romana.
Le indagini dell'epoca permisero di scoprire resti murari, alcuni manufatti
architettonici e reperti mobili, su cui emergevano una decina di dediche a
Minerva. Ciò confermò le supposizioni dello studioso: la presenza intorno al
primo secolo dopo cristo di un santuario che fungeva da riferimento per la
comunità locale, votato alla divinità a cui si attribuivano doti profetiche
e taumaturgiche.
Infatti sulle diverse iscrizioni sacre rinvenute il tempio viene
ripetutamente definito «fanum» e cioè santuario extraurbano.
«Gli scavi effettuati in queste prime settimane hanno confermato la
dimensione completa del tempio che ha una pianta pressoché quadrata 8 metri
per 7,5, dimensioni emerse dal disegno del pittore Giuseppe Razzetti redatto
sulla base delle testimonianze dell'Orti Manara», spiega il sindaco.
«L'unica discordanza sembra essere nella forma. L'ambiente rettangolare del
disegno è invece pressoché quadrato. Le misure indicate in numeri, però,
sembrano corrette. Se ciò fosse vero, il colonnato a nord del tempio sarebbe
a circa 5 metri, in una zona dunque dove non abbiamo mai scavato.
Proseguiremo dunque verso nord. Verso ovest, dove abbiamo scavato in questi
giorni abbiamo rinvenuto tutti gli elementi basali del tempio», aggiunge.
Dal sindaco quindi le prime incoraggianti notizie riguardo alla morfologia
del tempio. Tanto incoraggianti sono le aspettative, quanto problematico
risulta mettere in sicurezza il luogo, che presenta una formazione a
terrazzamenti. «Il tempio si sviluppa sotto una scarpata molto ripida che va
rimodellata per consentire la prosecuzione degli scavi in sicurezza. Dovremo
perciò sospendere, rimodellare la scarpata e solo dopo riprendere gli scavi
archeologici veri e propri. Dovremo poi cominciare a pensare a una
sistemazione definitiva dell'area che ha un notevole pregio paesaggistico.
La copertura del tempio, il cui pavimento in coccio-pesto va necessariamente
protetto, dovrà essere sviluppata secondo gi schemi della "land architecture".
Coinvolgeremo un architetto in grado di sviluppare un approccio adeguato
alla circostanza», dice Venturini.
Per la ricchezza delle testimonianze emerse sul Castelon l'intenzione è di
mappare in maniera ampia tutta l'area, anche se per il momento il progetto
si concentrerà sugli scavi di epoca romana. «I finanziamenti ottenuti da
parte della direzione beni culturali guidata dalla dottoressa Bressani
testimoniano che la Regione ritiene questo uno dei siti archeologici più
promettenti», continua il sindaco, «Qualora i risultati degli scavi si
rivelassero di rilievo, l'intento è quello di fare dell'area un parco
archeologico, che comprenda anche la zona del Castello scaligero, non
oggetto di questa campagna di scavo. Gli scavi, che dureranno
presumibilmente un paio di mesi, riguarderanno anche zone più periferiche
perché abbiamo motivo fondato di ritenere che le presenze umane lassù
fossero molto più distribuite» conclude. |