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Raccontar marzo 2018

A CAUSA DI NEVICATE PREVISTE, LA SERATA DEL PRIMO MARZO E’ ANNULLATA.
Verrà riproposta al MACONDO il 27 marzo.

Raccontar marzo 2018, in tre serate, il 16  il 22 e il 27 marzo, offre tre incursioni in esperienze culturali molto diverse. Da quando è nata, ormai più di 10 anni fa, questa iniziativa della Pro Loco di Marano Valpolicella ha attraversato le epoche e gli oceani, perché la letteratura, come l’arte, è universale e accompagna la vita dell’uomo da tempi lontani, riuscendo sempre a far brillare quella scintilla di vita che è in tutte le cose che sanno di noi e che è bello risvegliare in ogni occasione, soprattutto quando si preannuncia primavera.

 Nuovo volantino in PDF

La prima serata rinviata al 27 marzo 2018, ore 20,30 ,(a Marano – Sala Macondo) è dedicata a Cesare Pavese con UN SAPORE DI TERRA BAGNATA.

La vita di Cesare Pavese rappresentata come la narrazione di un’epoca: il racconto a più voci, attraverso musica, poesia e canzone della parabola di un poeta nell’Italia fra dittatura e dopoguerra; città e campagna, passioni e resistenza… la disperazione di amare e di essere amato di uno scrittore fra i più controversi del Novecento.

Partendo dal momento della morte per tornare all’autore attraverso i periodi salienti che ne hanno caratterizzato la vicenda umana e letteraria (l’infanzia, il cugino avventuroso, gli studi e le prime poesie, Torino e le Langhe, il confino, la guerra, la fine) attori musicisti e cantanti si sono riuniti intorno al presente progetto nell’intento di rievocare liricamente gli aspetti più umani e più oscuri di questa grande figura.

Il Lavoro si svolge su tre piani: quello narrativo, quello melodico e quello musicale. Coinvolge due voci narranti (Olga Manganotti e Andrea Brugnera), una cantante (Grazia De Marchi) e tre strumentisti (Paola Zannoni, violoncello; Thomas Sinigaglia, fisarmonica; Marco Pasetto, clarinetto). Le musiche sono quelle di Enzo Zannoni, fisarmonicista veronese che nell’arco di oltre trent’anni, fra il 1960 e il 1998, compose per il teatro e fu autore particolarmente vicino – sia per emozioni che per stile – allo spirito della poetica pavesiana.

 

Venerdì 16 marzo (a Marano – Sala Macondo – ore 20,30) Stefano Quaglia (Dirigente dell’Ufficio Scolastico di Verona, ma per noi, e per passione, appassionato studioso di belle lettere, presenta e legge una scelta accurata di poesie di Gaio Valerio Catullo: Un poeta antico per un amore sempre attuale.

L’amore, gli amici, la raffinata cultura di un ambiente di alto sentire e frequenti cadute nei bassifondi della vita: Catullo interpreta con straordinaria leggerezza i sentimenti più alti e le cadute più rozze, le emozioni più profonde e le sferzanti derisioni di un classismo elitario e spietato. Al centro di questa vicenda un’esperienza d’amore drammatica e dilaniante, un legame nel quale odio e amore si intrecciano in una inestricabile trama di abbandoni e vendette, ritorsioni e fragilità. L’amore di Catullo e Lesbia, appare come è  suggerito da Platone nel Simposio: “Dunque, come figlio di Poro (l’Espediente) e di Penia (Povertà), ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, e tutt’altro che delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo e vagabondo, uso a dormire nudo e sporco per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar insidie d’ogni tipo e curiosissimo di capire, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista.”
Catullo un filosofo? No, un poeta. Un poeta attuale, inquietantemente attuale: amato dagli adolescenti, tollerato dagli adulti, riscoperto e di nuovo amato da coloro che sono ormai aetate peritiaque provecti.
Le letture saranno intervallate e contrappuntate dal flauto di Giorgia Zandonella, musicista che possiede sensibilità e bravura per inserirsi e accompagnare qualsiasi viaggio nella poesia.

 

Giovedì 22 marzo (a Marano – Sala Macondo – ore 20,30) “Il racconto dell’isola sconosciuta” di José Saramago: lettura di Renato Parisi; intermezzi musicali di Bruno Sarno.
“Il racconto dell’isola sconosciuta” è un breve racconto, scritto in un modo che può a prima vista sembrare ostico, senza quasi punteggiatura, niente punti di domanda né virgolette aperte e chiuse per i dialoghi: di fatto è scritto come se fosse un sogno, come se fosse letto velocemente dal lettore, che ha sempre fretta di arrivare in fondo senza soffermarsi sulle parole, che invece sono importanti. Il ritmo è quindi incalzante, perché siamo in un sogno, e i sogni non aspettano, ma vanno sempre di fretta…

Il viaggio di Saramago è un viaggio in cerca di se stessi, non di una terra concreta, l’isola sconosciuta è metafora del luogo più sconosciuto che c’è, la propria anima.

José Saramago (1922-2010) è stato uno scrittore (fra i romanzi più importanti: Memoriale del convento, L’anno della morte di Ricardo Reis, Storia dell’assedio di Lisbona, Cecità) , giornalista, drammaturgo, poeta, critico letterario e traduttore portoghese, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1998.

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