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Territorio

20MARANO di Valpolicella

Proprio nel cuore della Valpolicella, terra famosa per vini e marmi, ma ricca anche di storia e cultura, stretta fra le più ampie vallate di Negrar e di Fumane, si incunea la valle di Marano, quella che ha meglio conservato il paesaggio tradizionale della Valpolicella. Infatti le trasformazioni economiche più recenti non hanno pesantemente alterato il dolce paesaggio agrario e, se vigne e ciliegi dominano ormai rispettivamente la bassa e la media collina, un tempo dedicate anche al frumento e al mais, non mancano macchie di ulivi e di conifere, mentre rimangono pressoché intatti i fitti terrazzamenti con muri a secco, le stradine poderali, i boschetti cedui residui. È un unicum paesaggistico, pregevole per la varietà e il felice accostamento dei diversi aspetti: un patrimonio che può e deve essere valorizzato, anche sfruttando e incrementando il crescente apprezzamento per i due prodotti di altissima qualità della valle, la ciliegia e il vino Valpolicella doc, quest’ultimo già ben noto, ma negli ultimi anni con riconoscimenti ancora più lusinghieri, grazie agli sforzi e all’intelligenza dei produttori.

Una magnifica visione d’insieme del territorio si può avere dal piazzale della chiesetta di Santa Maria Valverde: lo sguardo peraltro spazia da Verona al Lago di Garda e nelle giornate limpide arriva fino agli Appennini.

La stessa unità compositiva caratterizza l’architettura rurale, che, dalla fascia bassa, dove prevale la struttura a corte, con le case in conci di calcare, o tufo, e le coperture in coppi di cotto, alla parte più alta, a carattere lessinico, con le contrade a spina e le case costruite interamente in lastra di calcare anche nelle coperture, comprende le più nobili tipologie architettoniche della campagna veneta.

Alle ville rinascimentali (da citare i casi di Fasanara e Gnirega) si affiancano infatti eleganti corti rustiche o deliziose contrade, o case contadine di sobria dignità, spesso restaurate con passione e intelligenza e senza che i nuovi insediamenti siano venuti a turbare un sereno equilibrio costruito lungo i secoli. Ci sono poi due splendidi esempi di ville venete settecentesche (Villa Porta Rizzini e Villa Lorenzi ora Benati a Canzago), forse l’ultimo tentativo riuscito di coniugare le esigenze di status sociale dei proprietari con quelle di centro propulsivo dell’economia agricola. Pregevoli poi alcuni palazzetti ottocenteschi, evoluzione più recente e borghese dell’idea di villa (a Valgatara abbiamo Villa Graziani, di Giuseppe Barbieri; di secondo ‘800 sono invece i villini Silvestri di Maregnago e Villa).

Ma il patrimonio architettonico della valle è ancora più prezioso per la presenza di un gran numero di corti rurali di pregio, presenti praticamente in ognuna delle numerose contrade. Un elenco frettoloso non può fare a meno di citare Corte Castellani di Badin (praticamente una villa cinquecentesca con colombara, pozzo e rustici porticati), Corte Bonazzi, sempre a Badin, Corte Rugolin, Corte Silvestri a Maregnago, Corte Castello, un tempo residenza Soardi (con qualche indizio di continuità con il castello medievale), Corte Campagnola a Sottovilla e Corte Silvestri a Villa, anch’esse antiche residenze signorili dei Soardi. In centro a Valgatara abbiamo Corte Castellani, raffigurata in una mappa del 1545, corte Boscaini e Corte Nuvoloni in contrada Torre.

A Prognol c’è Villa Capetti ora Borghetti, a Pianaura una contrada di originale struttura, a Novaia la maestosa Villa Broilo ora Vaona (seicentesca, con magnifica torre colombara), a Purano sono notevoli i complessi di Corte Borghetti e di Olivo e Cornal. A Pezza sono notevoli gli archi di via Torta, a San Rocco i complessi di Via Convento e di Via Are. A monte di San Rocco si impone l’architettura di pietra con episodi significativi a Tezze, Baiaghe di sotto, Mazzarin di sotto e di sopra, Noroni, Fava e soprattutto Mondrago.

Merita pure attenzione l’architettura rurale minore: numerosi sono le edicole votive o capitelli, alcuni affrescati (uno porta la data: giugno 1575), le croci in pietra, le fontane con lavatoi, le malghe di contrada (Purano, San Rocco, Girotto, Mondrago, Fava: quest’ultima di prossimo restauro), i rustici e i vecchi roccoli per la caccia. Un discorso a parte andrebbe fatto per i mulini, in gran parte lungo il Progno di Fumane, ma in territorio di Marano.

Di ben altro spessore l’architettura religiosa presente nel Comune. Oltre alle chiese parrocchiali (Valgatara, Marano, San Rocco), tutte di antica origine, ma rinnovate più volte nel tempo (con un edificio classicheggiante e maestosa cupola quella di Marano, dove si conservano, peraltro, la facciata della vecchia chiesa, il bel campanile ottocentesco e una statua cinquecentesca della Madonna), ci sono altre chiese ricche di storia e di arte: San Marco di Pozzo (romanica, con affreschi e dipinti dal ‘300 al ‘600), Santa Maria Valverde (anch’essa medievale, ma rinnovata nel 17° sec.), in splendida posizione, sorta sui resti di un importante tempio romano dedicato a Minerva (era detta Santa Maria Minerba), San Giorgio di Purano (che ha murata sul fianco una iscrizione su pietra del 1410 che ricorda una charita di pane) e altre chiesette minori a Badin, Gnirega, Prognol e Tezze.

Dietro Santa Maria Valverde vi è un sito estremamente interessante dal punto di vista archeologico: il Monte Castelon, su cui, nel corso di scavi condotti in anni ormai lontani, sono state trovate tracce di un insediamento dell’età del bronzo, del tempio romano – arusnate di Minerva (da cui provengono una trentina di lapidi dedicate alla dea, conservate al Museo Maffeiano di Verona), del Castello medievale di Federico della Scala (disarmato da Cangrande e distrutto poi dal terremoto del 1348). Il Castello e soprattutto il Tempio sono stati oggetto di recenti scavi condotti dalla Sovrintendenza Archeologica di Verona sotto la spinta e con il contributo del Comune di Marano con risultati addirittura clamorosi: è stata messa in luce l’intera struttura del tempio e sono state individuate tracce consistenti del tempio preromano. Il sogno di tutti è di veder realizzato un piccolo parco archeologico.

Andar per chiese nella valle di Marano

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Appunti di storia del paesaggio di Marano

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Due passi ed è subito Valpolicella

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Storia recente del paesaggio della Valpolicella

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Valpolicella cenni storici

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2 comments

  1. ANTONIETTA RODIGHIERO

    SOLO QUESTA SERA HO SCOPERTO IL SITO DELLA PROLOCO MARANO DI VALPOLICELLA INNAMORATI DELLA
    PROPRIA TERRA…E’ MOLTO BELLO….”IL TERRITORIO” POI E’ FAVOLOSO…

  2. Mario

    GRAZIE! Marano e la Valpolicella sono favolosi, gli abitanti dovrebbero esserne ancora più coscienti e difenderne l’integrità.
    Altre foto e notizie su http://www.maranovalpolicella.it

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