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Percorsi della memoria

Da alcuni anni i lunedì dell’ottobre culturale della pro Loco sono dedicati alla memoria e stanno incontrando un vivo interesse, non solo all’interno della nostra popolazione. Certamente ciò si spiega facilmente con la personalità degli intervistati i quali non solo ci hanno inondato con una marea di ricordi, sempre agganciati alla grande storia, ma ci hanno permesso di toccare con mano l’infinita epopea della nostra gente, alle prese con la guerra e la fame, con la povertà di mezzi e la fatica pesante e senza speranza, dove però si riusciva a mantenere un piccolo spazio per l’ironia, la battuta fulminante, il sarcasmo.

Un primo risultato culturale di queste interviste è proprio la vivacità linguistica degli intervistati, la stessa che nei decenni passati ha prodotto in ogni contrada strofe originali, sull’aria di diffusi strambotti del tempo (tipo La cavra de Bertonceli) oppure le cosiddette satire, lunghi poemi in rima costruiti come parodia dei poemi epici letterari e dedicati a personaggi ed episodi curiosi. Da Bertoldo in qua il mondo contadino si è difeso dai borghesi della città anche con l’arma della lingua e del sarcasmo, consapevolmente utilizzata per smontare in un attimo il luogo comune del bacan zotico e ignorante.

Ma i racconti degli intervistati hanno offerto vere e proprie lezioni di storia, sia aprendo dettagliati flash back sulla vita quotidiana, sia presentandoci il punto di vista della gente comune di fronte ai grandi appuntamenti della storia, come l’avvento del fascismo, la seconda guerra ela Resistenza, la crisi del dopoguerra e l’emigrazione. Non sono state testimonianze banali o semplicemente nostalgiche, ma hanno lasciato trasparire, a livello individuale, un grande senso di dignità, uno spontaneo eroismo quotidiano, a volte raccontato con una buona dose di pudore, e, sul piano più generale, ne è emersa la vitalità di una società contadina che, prima di essere spazzata via dall’industrializzazione  aveva raggiunto nelle piccole comunità di paese il massimo di sviluppo e di coesione.

Le interviste sono state illuminanti anche per un altro aspetto: si è confermata ancora una volta la pluralità delle situazioni, delle visioni del mondo, dei destini e delle scelte, che non immaginavamo in un microcosmo contadino, finora considerato uniforme, monocromo e immobile. La mobilità della gente di paese è un’altra sorpresa: le guerre, l’emigrazioni, ma anche i lavori stagionali, hanno costretto i nuovi avi a lunghi spostamenti, a contatti con le città, ma anche con altre culture ben prima della globalizzazione.

Un’ultima considerazione sul significato di queste serate. La partecipazione, talvolta entusiastica, di molti concittadini, ma anche di appassionati non maranesi, è stata molto alta e non solo ci conforta sulla prosecuzione dell’iniziativa, ma ci ribadisce l’importanza per ogni comunità di mantenere viva la memoria del passato, per dare spessore al presente e per illuminare problemi e incertezze nate dalla caoticità della società contemporanea, e di valorizzare l’incontro fra generazioni per comprendere meglio e riportare alla luce i legami di solidarietà e di identità che possano garantire serenità e coesione alla nostra comunità.

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