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Le Fontane

Fino a quarant’anni fa il centro, il luogo di incontro di una contrada o di un piccolo paese non era la piazza, ma la fontana: le donne ci passavano molte ore, specie in primavera, per il grande bucato annuale (la lissia) e anche per lavare indumenti, oppure arrivavano con due secchi a spalle a prendere l’acqua per gli usi domestici, mentre gli uomini venivano ad abbeverare gli animali della stalla e a preparare il verderame per le viti. La fontana, infatti, era dotata, oltre che del getto d’acqua potabile, di alcune vasche in lastre di pietre, sui cui bordi si collocavano delle pietre inclinate per lavare i panni.

In una terra, come la Valpolicella caratterizzata dalla presenza di molte sorgenti, piuttosto diffuse, ma di ridotta portata, erano necessarie attente opere di presa e fontane costruite in modo di non disperdere la preziosa risorsa e di ottimizzarne l’uso: con più vasche allineate una dopo l’altra, era possibile disporre dell’acqua innanzitutto per l’uso alimentare (direttamente dal beccuccio), poi per dissetare gli animali (prima vasca, di solito priva delle pietre inclinate adatte al bucato), quindi per risciacquare il bucato (la vasca successiva, dove, a volte, delle minuscole canalette orizzontali nelle pietre impedivano alla schiuma del sapone di scendere in acqua), infine per lavare i panni (un’ultima vasca era spesso riservata agli indumenti dei bambini, di solito i più sporchi). Con la diffusione delle prime condotte artificiali e dei primi acquedotti, la fontana per l’uso alimentare è stata separata dalle vasche per il bucato, il quale, dove possibile, era fatto anche lungo gli stessi corsi d’acqua.

L’importanza della fontana e perciò l’esigenza di apportarvi modifiche e migliorie, hanno spinto gli abitanti della Valpolicella a rinnovare frequentemente le fontane, come testimoniano le molte date, impresse nella pietra a nobilitare un’opera apparentemente povera.

In verità si tratta spesso di imponenti strutture architettoniche, dotate in qualche caso di copertura (vedi, ad esempio a Pedemonte, Iago, Gorgusello, Breonio di sopra, San Giorgio, Fane) e di qualche segno di preoccupazione estetica (Cavalo, Pezza, Breonio di sotto, Sengia Rossa).

Nonostante il frequente intervento di miglioramento delle fontane, ad opera delle comunità o delle pubbliche amministrazioni, ci abbia impedito di avere testimonianze concrete di fontane antiche, abbiamo una ricca documentazione su sorgenti, fontane, condotte artificiali, mulini almeno a partire dal ‘500. Anche nei secoli passati l’acqua era risorsa preziosa, contesa duramente fra le comunità rurali, i mugnai e i proprietari di ville, per i giardini e per i prati:la Repubblica Veneta, per ogni nuova richiesta, esigeva che un perito disegnasse una mappa dettagliata delle sorgenti, delle utenze esistenti, degli utilizzi in questione, dimostrando attenzione sia a non sottrarre acqua all’uso pubblico sia a sfruttare anche la più piccola vena o le stesse acque di scolo.

Si sono pertanto conservate ampie “fotografie” di tre, quattro, cinque secoli fa di molti, specie di fondovalle, o di tratti dell’Adige, qui per la ricorrente richiesta di mulini sull’acqua o di costruzioni di grandi ruote per sollevare l’acqua del fiume ed irrigare i campi vicini.

Da citare due belle panoramiche di Fumane e di Arbizzano della metà del ‘500, una veduta di Pedemonte del 1591 con una dettagliata piantina del giardino di Villa Santa Sofia, una del centro di Negrar del 1620, una di Gargagnago di metà ‘700, una decina di mappe sono invece dedicate alla zona fra San Vito e Santa Maria, mentre nel ‘700 vengono “censite” e disegnate tutte le fonti d’acqua e le condotte di un‘intera vallata, ad esempio Negrar o Marano.

Nei secoli più recenti la costruzione e la gestione delle fontane è passata in mano alle Amministrazioni locali, che hanno moltiplicato la presenza delle fontane (a Fumane, Valgatara con la rete delle 7 fontane, Parona, ecc.), e migliorato l’approvvigionamento anche in collaborazione di privati (nel caso di Gnirega l’alto serbatoio della fontana era dotato di uscite a diversi livelli che determinavano un preciso ordine di priorità).

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